I CAVALLUCCI MARINI SONO DAVVERO BIZZARRI (Camilla 3D, Arianna 4A)

Il genere Hippocampus comprende 45 specie di pesci ossei. Sono chiamati comunemente cavallucci marini per la forma della testa, che ricorda quella di un piccolo cavallo. Infatti, il muso è allungato e tubolare ed è usato per aspirare delle piccole prede (plancton e crostacei). In realtà, non c’è niente nel loro aspetto che ricordi un pesce: la struttura corporea, che si sviluppa lungo un asse verticale, li costringe a nuotare in posizione eretta; le pinne pettorali e la pinna dorsale non sono molto pronunciate e, quindi, non sono abili nuotatori; la pinna caudale è una specie di coda, mobile e prensile, con cui si aggrappano ad alghe e coralli in presenza di forti correnti e che viene arrotolata su se stessa durante i piccoli spostamenti; infine, sono rivestiti da una corazza ossea che ne accentua la colorazione ed è utile per mimetizzarsi. Le stranezze degli ippocampi non finiscono qui. Al contrario della maggior parte delle specie animali, sono monogami. Ogni giorno all’alba i due “innamorati” si ricongiungono per ricordare il loro amore eterno in una danza speciale. Si avvicinano, cambiano colore, agitano freneticamente la piccola pinna dorsale e attorcigliano insieme le loro code, segno di legame eterno e inscindibile. La danza è anche un rituale di accoppiamento: lentamente risalgono verso la superficie, si allacciano e si slacciano, scendono e poi risalgono, finché la femmina non ha trovato la giusta posizione per poter deporre le uova nel “marsupio” del maschio. Le uova, inserite mediante un ovopositore nella sacca riproduttiva del maschio, sono fertilizzate all’interno grazie ad un’apertura cloacale soprastante. Finito il ballo i due si staccano e al maschio non rimane altro che portare avanti la gravidanza. È l’unica specie al mondo in cui il maschio si occupa della gestazione e del parto. Durante la gestazione, la femmina fa visita al maschio più volte durante la giornata e compie con lui le danze rituali, simili a quelle dell’accoppiamento. All’interno della sacca le uova ricevono ossigeno e nutrimento, i rifiuti vengono rimossi e, mediante la regolazione osmotica del liquido della sacca, i nascituri vengono abituati gradualmente al habitat marino. Trascorse 4-6 settimane, il maschio comincia ad avere delle contrazioni muscolari che lo abituano al momento del parto vero e proprio. Il numero di piccoli che possono essere generati può arrivare a 1500, ma il tasso di mortalità infantile è molto alto poiché non riceveranno più alcuna cura parentale e, sebbene non ancora completamente formati e di dimensioni molto piccole, dovranno nutrirsi in modo autonomo. Dopo il parto, il cavalluccio maschio ripulisce la sacca e riprende le danze con la sua femmina, che è di nuovo pronta a rilasciare altre uova nel marsupio del compagno. Uno studio sui comportamenti dei cavallucci marini riguardo l’accoppiamento ha dimostrato che, se si mette un solo esemplare di cavalluccio marino femmina in un acquario con un gruppo di maschi scapoli, quest’ultimi faranno di tutto per accaparrarsi la sua “compagnia”. Invece, se si mette un solo esemplare maschio con un gruppo di femmine, queste non si preoccupano di farsi notare, mentre il maschio eseguirà le sue danze con l’unica cavalluccio femmina che amerà per sempre. Il loro habitat è costituito da acque temperate e poco profonde, in prossimità delle coste e soprattutto lungo la barriere coralline, dove si ancorano con la coda per aspettare le loro piccole prede. Nonostante la pesca dei cavallucci marini sia vietata, in alcuni paesi è ancora molto frequente perché, una volta essiccati, vengono venduti come “oggetti” decorativi e portafortuna.

 PotbellySeahorse_TNAquarium Foto: PotbellySeahorse_TNAquarium

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Informazioni su elenacosi

Insegnante di Scienze Naturali (Biologia, Chimica, Geologia, Astronomia) presso la scuola secondaria superiore
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