ERMAFRODITISMO, tra mitologia e realtà (Lorenzo C. 3D, Federico e Camilla 4B)

Il termine ermafrodita pone le sue fondamenta etimologiche nella mitologia greca: deriva dal nome di Ermafrodito, il figlio di Hermes ed Afrodite che, dopo essersi fuso con il corpo di una ninfa, assunse tratti fisici sia maschili che femminili. Inoltre Tiresia, figura mitologica che compare nell’Odissea e nell’Edipo, subì una trasformazione da uomo a donna e poi, per volere degli dei, ritornò ad essere uomo.

Nella realtà, l’ermafroditismo è particolarmente diffuso tra gli organismi marini come Cnidari, Echinodermi, Platelminti, Anellidi policheti, Crostacei e pesci ossei (Labridi, Sparidi, Serranidi). Si tratta spesso di specie poco mobili, sessili o parassite e di specie che vivono in habitat particolari in cui vi è scarsità di individui (profondità abissali) o in cui la capacità di produrre uova è limitata (barriere coralline). La condizione ermafrodita, che si è evoluta successivamente alla differenziazione sessuale, garantisce quindi la riproduzione anche in casi di limitata possibilità di incontro tra gli individui. Le specie possono esibire contemporaneamente le caratteristiche di entrambi i sessi con gonade maschile e femminile funzionali allo stesso tempo (ermafroditismo istantaneo), oppure possono alternare, anche più volte durante il ciclo vitale, le due condizioni sessuali (ermafroditismo sequenziale o “inversione del sesso”). I vantaggi dell’ermafroditismo sono: aumento della possibilità di riprodursi e aumento del numero di zigoti generati. Lo svantaggio è rappresentato da una diminuzione della variabilità genetica in caso di autofecondazione (ermafroditismo istantaneo autosufficiente), che in ogni caso si verifica raramente nel regno animale. Molto più diffuso è, invece, l’ermafroditismo istantaneo insufficiente, con fecondazione incrociata tra due partner ermafroditi. L’inversione del sesso è una strategia riproduttiva raffinata tesa a massimizzare le possibilità di generare prole in base alle dimensione corporee dell’individuo e al tipo di gamia. È un’ulteriore evoluzione dell’ermafroditismo, precedente alla riproduzione mediante sessi separati, che si basa sulla presenza di un’unica gonade (ovariotestis) divisa in due porzioni, una maschile ed una femminile, che maturano e prevalgono l’una sull’altra in momenti diversi dello sviluppo. Ne distinguiamo tre tipologie:

  • Proterandrico (prima maschio e poi femmina), in specie monogame o che vivono isolate “conviene” essere maschio quando l’individuo è giovane e di taglia ridotta e diventare femmina solo quando raggiunge le dimensioni adatte all’intenso sforzo metabolico necessario per produrre e fare sviluppare le uova.
  • Proteroginico (prima femmina e poi maschio), in specie territoriali con un maschio che controlla un “harem” di femmine (specie poliginiche), “conviene” essere femmina in giovane età, quando le dimensioni corporee ridotte impediscono di competere efficacemente contro il dominante. La femmina di maggiori dimensioni cambia sesso quando il maschio dominante muore o il numero delle femmine è superiore a quello che può gestire un singolo maschio.
  • Alternante: gli individui di una certa specie cambiano sesso più di una volta durante il loro ciclo vitale (cernia, pesce napoleone, pesce pappagallo, pesce pagliaccio) spesso in caso di morte del partner.

http://www.pianetablu.info; http://www.linguaggioglobale.com

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Informazioni su elenacosi

Insegnante di Scienze Naturali (Biologia, Chimica, Geologia, Astronomia) presso la scuola secondaria superiore
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Una risposta a ERMAFRODITISMO, tra mitologia e realtà (Lorenzo C. 3D, Federico e Camilla 4B)

  1. valeria ha detto:

    bel servizio, da provare, complimenti per il blog 😉 Continuo a seguirvi, aspetto con ansia nuovi aggiornamenti!!

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