I Cirripedi hanno evoluto una colla molto potente e versatile (Dario e Michele 3D e Carlotta L. 4A).

I cirripedi (“barnacles”) sono l’unico gruppo di Crostacei sessili (Phylum Artropoda), comprendono più di un migliaio di specie esclusivamente marine, tra cui è particolarmente studiata quella detta “dente di cane”, appartenente al genere Balanus. I crostacei, per la loro struttura, formata da una successione di segmenti, e per l’esoscheletro di natura chitinosa, sono considerati gli “insetti del mare”. Lo scheletro esterno viene cambiato nelle varie fasi di crescita (mute), che possono essere più o meno numerose, prima di raggiungere lo sviluppo definitivo. L’adulto, nel caso dei cirripedi, ha una forma corporea molto diversa dallo stadio larvale. Le larve di Balanus species fanno parte dello zooplancton e sono chiamate ‘nauplius stage’, poiché assomigliano alla larva nauplius di un copepode. La larva dei cirripedi (figura 1) può essere, tuttavia, distinta grazie a una porzione del corpo simile a un corno.

 barnaclenauplius  figura 1

Allo stato adulto i cirripedi vengono considerati parassiti poiché vivono fissi su rocce, corpi galleggianti, relitti o oggetti sommersi e sul tegumento di altri animali, come alcuni Cetacei. Le larve, utilizzando delle speciali ghiandole adesive situate sulle antenne, secernono una colla con cui si fissano al substrato da colonizzare mediante un peduncolo oppure aderendovi completamente. Le sostanze secrete sono di natura proteica e contengono la proteina ck-19, che ha una particolare affinità per i metalli e le sostanze silicee, e la ck-20, affine ai substrati di natura calcarea. A questo punto, la parte anteriore del corpo dell’animale si riveste di una robusta carenatura: 5 o 6 piastre calcaree fuse insieme e altre piastre, apicali e mobili. Queste fungono da opercolo, sigillando l’animale quando non è sommerso dall’acqua per consentirgli di sopravvivere alla disidratazione. Il nome cirripedi è dato dalle appendici del torace che, trasformatesi in cirri, servono per filtrare l’acqua e portare il cibo alla bocca. Dal punto di vista sessuale questi animali sono per la maggioranza ermafroditi, come tutte le specie sessili o poco mobili, ma solo in rarissimi casi si autofecondano. Esistono anche delle specie a sessi separati: i maschi, detti complementari, sono molto più piccoli degli individui ermafroditi e sono allegati nel mantello della femmina, per assicurare sempre la fecondazione. Secondo recenti studi i cirripedi sono dotati del pene più lungo del regno animale, fino ad otto volte la lunghezza del corpo, come mostra la figura2.

pene cirripedi figura 2

I cirripedi, come altri organismi incrostanti, determinano il fenomeno del “biofouling” (to foul: insudiciare, incrostare), ossia la colonizzazione dinamica delle superfici sommerse ad opera di vari organismi unicellulari e pluricellulari, a cui si associa la deposizione di minerali. Il grado di biofouling dipende dalla natura chimica del materiale di rivestimento, dalla profondità delle acque, dalla natura del moto ondoso e delle correnti e dall’abbondanza e varietà degli organismi presenti nell’ambiente. In ogni caso, l’evento condizionante per l’attecchimento e la crescita di organismi complessi (macroalghe e invertebrati) è la deposizione di un biofilm macromolecolare, costituito in prevalenza da polisaccaridi e proteine disciolti in acqua. Queste sostanze derivano dalla decomposizione di organismi animali e vegetali e rappresentano una sorta di “humus” marino. Il biofouling può essere visto come un meccanismo che l’ambiente marino attua per appropriarsi dei corpi estranei in esso introdotti e perciò, dal punto di vista scientifico, il suo studio è molto interessante. D’altro canto, questo fenomeno crea seri danni ai manufatti sommersi, ostacola la navigazione aumentando l’attrito dello scafo con l’acqua e causando minore manovrabilità e maggior consumo di carburante e, infine, favorisce il trasporto a lunga distanza di specie “aliene”. La cura, tuttavia, può essere peggiore della malattia: le speciali vernici antifouling, che vengono usate per impedire l’attecchimento degli organismi, contengono sostanze tossiche altamente nocive per l’ambiente come le organotine (TBT, tributyltin). Recentemente, sono stati identificati organismi marini che producono sostanze antifouling, aprendo la strada allo studio di biocidi naturali.

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Informazioni su elenacosi

Insegnante di Scienze Naturali (Biologia, Chimica, Geologia, Astronomia) presso la scuola secondaria superiore
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