I cetacei sono maestri “nel canto e nella danza” (Alessia, Elisa e Giovanni 4D)

I cetacei si distinguono in odontoceti (delfini, beluga, orche, narvali, focene, stenelle, capodogli), che sono muniti di denti tutti uguali, e in misticeti (balene, balenottere, balene grigie, megattere) che, al posto dei denti, hanno i fanoni con cui filtrano l’acqua per catturare krill e pesce azzurro. Sono mammiferi come noi, anzi condividono con i primati un antenato comune che è vissuto circa 70 milioni di anni fa, ma nel corso della loro evoluzione hanno abbandonato le terre emerse per adattarsi a vivere nell’ambiente marino. La forma del loro corpo è divenuta così idrodinamica da farli assomigliare in modo impressionante ai pesci. Le differenze sono però innumerevoli, tra cui:

  • respirano usando i polmoni e non le branchie, perciò devono emergere continuamente per inspirare ed espirare l’aria con il loro tipico “soffio”.
  • lo scheletro delle pinne pettorali presenta le stesse ossa della mano umana (omologia), sebbene con modifiche nella lunghezza relativa,
  • sono placentali e, dopo un periodo di gestazione, partoriscono e allattano i cuccioli a cui prestano durature cure parentali,
  • la coda è appiattita in senso dorso ventrale, non lateralmente, pertanto viene mossa dall’alto in basso e non da destra a sinistra come nei pesci
  • hanno un cervello sviluppato, meccanismi di comunicazione raffinati e una organizzazione sociale.

Sviluppiamo meglio questi ultimi due punti.

La pinna caudale dei cetacei ha una potente muscolatura e rappresenta l’organo motore capace di imprimere una notevole spinta in avanti durante il nuoto (fino a 45 Km/h nei delfini). Lo sviluppo orizzontale della coda e un complesso organo dell’equilibrio, situato nell’orecchio interno, in cui la coclea ha un maggior numero di spirali rispetto a quella dei mammiferi terrestri, consentono ai cetacei di compiere svariati tipi di salti che, nel caso dei delfini, diventano vere e proprie acrobazie. Si distinguono il breaching (un tuffo di testa con avvitamento), lobtailing (schiaffo ripetuto sull’acqua con la pinna caudale), wakeriding (cavalcare le onde lasciate da imbarcazioni o cetacei di grosse dimensioni), tailspinning (camminare all’indietro sull’acqua, usando la pinna caudale come perno e facendo emergere quasi completamente il resto del corpo). I significati possono essere molteplici: segnalare una preda, attrarre le femmine, intimidire altri maschi o predatori, sbarazzarsi dei parassiti o, forse, solo giocare. In ogni caso si tratta di comportamenti finalizzati alla comunicazione che meritano studio e maggiore comprensione, oltre ad essere sfruttati per il piacere degli spettatori negli acquari.

Gli odontoceti emettono ultrasuoni (“click”), come i pipistrelli e i sonar delle imbarcazioni, ne percepiscono l’eco di ritorno e lo usano per ricostruire un’immagine uditiva dell’ambiente circostante. I misticeti, invece, emettono solo suoni a frequenze molto basse (“fischi” da 20 Hz a 10 kHz), che possono propagarsi in acqua a notevole distanza. In generale, hanno un repertorio vocale molto vasto di cui sono in grado di selezionare date altezze sonore e di ripeterle secondo configurazioni ritmiche ben definite. In pratica, sono in grado di “cantare frasi più o meno complesse per inviare dei messaggi ai propri simili”. I messaggi riguardano sempre i tre punti nodali nella vita di un animale: sono un segnale di raccolta degli individui all’inizio della stagione delle migrazioni (movimento), servono a coordinare dei gruppi di caccia, che circondano i banchi di pesce o di krill e poi li aggrediscono in modo sincrono (nutrizione), sono emessi dai maschi per attrarre le femmine durante l’accoppiamento (riproduzione). La cosa sorprendente, scoperta da ricercatori come Hal Whitehead e collaboratori, è che i vocalizzi dei cetacei sono una sorta di linguaggio, sono caratteristici di una data specie, mostrano sfumature dialettali tra gruppi della stessa specie che vivono in aree geografiche diverse e sono associati a differenze tra i gruppi nei comportamenti non vocali. Tutto questo suggerisce la presenza di fenomeni di trasmissione culturale di informazioni e abitudini, probabilmente dovuto allo stretto rapporto madri-figlie in una discendenza fortemente matrilineare. Siamo ancora molto lontani dal saper parlare “il balenese”, ma stiamo facendo progressi!

M. Bisconti, Le culture degli altri animali. È Homo l’unico sapiens? 2008 Zanichelli

 

Annunci

Informazioni su elenacosi

Insegnante di Scienze Naturali (Biologia, Chimica, Geologia, Astronomia) presso la scuola secondaria superiore
Questa voce è stata pubblicata in Biologia marina e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...