CORALLI: “esseri basali un po’ pianta, un po’ animale, un po’ pietre” parte I (Giulia D. 3D, Anca e Jacopo 4D).

I coralli appartengono al Phylum Cnidaria e, insieme agli anemoni di mare (o attinie), alla Classe Anthozoa (dal greco fiore-animale). Vivono esclusivamente in mare, fissati ad un substrato, riuniti in colonie (coralli coloniali) o come singoli individui (coralli solitari). I coralli contribuiscono in maniera significativa alla costruzione delle scogliere, modificando la geografia, aiutando a prevenire l’erosione operata dal moto ondoso e creando un particolare habitat per numerose altre specie marine.

Nelle fasce tropicali e subtropicali degli oceani si formano trottoir (come nel Mar Rosso), reef corallini (come la Grande Barriera Corallina in Australia che copre un’area di oltre 80 mila miglia quadrate) e atolli (come nelle isole della Polinesia). Tuttavia, è sbagliato credere che il corallo possa svilupparsi soltanto nei mari caldi e a basse profondità. Infatti, i mari freddi (Scandinavia, Gran Bretagna e penisola iberica) ospitano scogliere coralline e piattaforme carbonatiche. Un esempio di questi coralli sono i Darwin Mounds, situati a oltre 1000 metri di profondità in prossimità di Cape Wrath, in Scozia. A proposito di Darwin, ecco alcune curiosità sul suo legame con il corallo e il mare. Quando Darwin frequentava il secondo anno all’Università di Edimburgo conobbe il suo principale mentore, Robert Edmund Grant un “biologo marino” esperto di spugne, il quale riteneva che l’origine delle piante ed animali terrestri risaliva alle semplici alghe e polipi marini. Darwin, che era un valente geologo, fu il primo a fornire una spiegazione riguardo alla formazione degli atolli corallini. Infine, usò il corallo come termine di paragone per spiegare la trasformazione delle specie a partire da un antenato comune e l’estinzione contingente di altre specie: il corallo cresce ramificandosi in modo casuale e irregolare a partire da un punto comune e, mentre alcune porzioni della colonia prosperano, altre possono morire (“il corallo della vita”).

Cape Wrath from seaward

Cape Wrath from seaward (Photo credit: Wikipedia)

Le colonie coralline costituiscono i più vecchi organismi animali vivi al mondo: la loro longevità è tale che alcune colonie probabilmente hanno molte centinaia, e forse migliaia di anni. Tuttavia sono organismi dall’equilibrio molto delicato: qualsiasi forma di inquinamento, compreso un semplice eccesso di detriti provenienti dalle terre emerse, li danneggia gravemente. Pertanto i coralli attuali e quelli fossili sono considerati dei buoni indicatori ambientali. In particolare, il fenomeno dello sbiancamento dei coralli, che consiste nell’espulsione dell’alga simbionte e nella maggiore fragilità dello scheletro esterno, si ritiene dovuto al riscaldamento delle acque conseguente all’effetto serra. Considerando la loro vulnerabilità, sono numerose le misure da prendere per la loro salvaguardia: controllo della pesca a strascico che danneggia meccanicamente le colonie, limitazioni sull’attività di prelievo per la produzione di ornamenti, depurazione degli scarichi in mare, prevenzione dell’erosione del suolo.

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Informazioni su elenacosi

Insegnante di Scienze Naturali (Biologia, Chimica, Geologia, Astronomia) presso la scuola secondaria superiore
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