Il Pesce Pagliaccio è assuefatto al veleno come Mitridate (Alice 4D, Aurelia 5D)

Gli anemoni di mare catturano piccoli pesci o invertebrati con i loro tentacoli urticanti, li immobilizzano con i dardi velenosi degli cnidociti e li inghiottono. Quindi, è sorprendete che il variopinto pesce pagliaccio (genere Amphiprion, famiglia Pomacentridae) viva tranquillo tra quei tentacoli mortali, per di più strusciandosi ad essi come se li volesse carezzare o ipnotizzare. Studi recenti sembrano dimostrare che lo sfregamento contro i tentacoli sia un meccanismo per ricoprirsi del muco secreto dall’anemone e mimetizzarsi chimicamente. Inoltre, sebbene il pesce sia privo di meccanismi di inattivazione del veleno, pare sia capace di assuefarsi ad esso, come si racconta che facesse il mitico re Mitridate. La simbiosi funziona se entrambi i contraenti si avvantaggiano. Infatti il pesce, che non è un abile nuotatore, trova un rifugio sicuro nell’anemone, il quale in cambio riceve difesa dai propri predatori, come il pesce farfalla, la pulizia dei tentacoli e i resti dei pasti del pesciolino. La livrea a bande verticali di colore arancione, nero e bianco, che si alternano dal muso verso la coda, è un’altra forma di mimetismo con i tentacoli del suo ospite, in modo da ingannare i numerosi predatori della barriera corallina in cui vive.

I pesci pagliaccio sono ermafroditi sequenziali insufficienti (vedi articolo “ermafroditismo”). L’individuo dominante di dimensioni maggiori è considerato la femmina. Dopo avere scelto con cura il luogo più opportuno, depone da 200 a 400 uova di colore arancione e di forma ovale, attaccandole con un filamento ad un anfratto di roccia o ad una conchiglia, vicino alla base dell’anemone ospitante. Il suo compagno, l’unico maschio sessualmente maturo nelle vicinanze, passa sulle uova e le feconda con il suo sperma. Entrambi i genitori non abbandonano mai le uova, le controllano di continuo, agitano l’acqua per ossigenarle, le mettono in bocca per pulirle ed eliminano quelle morte. Dopo circa 10 giorni le uova si schiudono, dopo il tramonto o durante la notte, e i piccoli vanno verso la superficie, dove restano per altri 10 giorni. Appena raggiungono la dimensione di circa 1 cm, ritornano verso la barriera corallina e cercano un’attinia nella quale rifugiarsi per iniziare la loro vita adulta e trascorrervi il resto della loro esistenza. Se la femmina muore, il suo compagno cambia sesso e ne prende il posto diventando “la matriarca”, mentre un altro giovane pesce nelle vicinanze diventa il nuovo maschio maturo, avanzando nella gerarchia lineare.

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English: Amphiprion ocellaris (Clown anemonefish) protecting its host anemone (Photo credit: Wikipedia)

Il famoso film di Walt Disney “Alla ricerca di Nemo”, nonostante la tipica e metaforica “umanizzazione” degli animali, è decisamente aderente alla realtà scientifica in tantissimi particolari, che si notano solo guardandolo con occhi consapevoli. Un esempio per tutti: il padre e la madre di Nemo mostrano un elevato livello di cure parentali, una caratteristica peculiare di questa specie. L’avventura dei protagonisti comincia con l’insolito allontanamento dalla barriera corallina. Il piccolo Nemo viene catturato da un subacqueo, che lo introduce nel proprio acquario per donarlo alla pestifera nipotina assassina di pesci. Così, per cercare di ritrovare il figlio rapito, al padre non resta che farsi coraggio e affrontare i mille pericoli del mare aperto, “il profondo blu”. Gli ingegnosi e maldestri piani di fuga dello strano branco dell’acquario, suscitano ilarità, ma anche biasimo per chi tiene gli animali in cattività, causandone la morte più o meno volontaria, e sottolineano il desiderio di libertà di chiunque viva imprigionato.

Spesso il messaggio ecologista contenuto in film di questo genere ha paradossalmente un esito opposto, perché innesca negli spettatori il desiderio di possedere un esemplare “identico” all’amato protagonista. A parte l’inevitabile delusione della realtà, che è ben diversa dalla finzione cinematografica, solo esperti acquaristi di acqua salata sono in grado di curare e preservare in cattività i delicati pesci pagliaccio e  solo una minima parte degli animali catturati nelle acque tropicali sopravvive al viaggio fino alle nostre case. Perciò è meglio accontentarsi del  cartone animato!

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English: Portrait of Walt Disney, 1 January 1954 Here is a picture of Walter Disney cropped from a NASA photograph.(Photo credit: Wikipedia)

 

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Informazioni su elenacosi

Insegnante di Scienze Naturali (Biologia, Chimica, Geologia, Astronomia) presso la scuola secondaria superiore
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