Mimetismo e veleni: ogni arma è buona per sopravvivere (Francesco C. e Giulia V. 4D)

La colorazione e la forma del corpo negli organismi marini è incredibilmente varia e ricca di significati, riflette l’adattamento all’habitat, la modalità di alimentazione e, all’interno della stessa specie, può differire per sesso, età e zona di provenienza. I colori sono di tipo chimico (pigmenti contenuti in speciali cellule dette cromatofori) e/o fisico (cristalli che agiscono come sottili specchi contenuti in cellule dette iridiofori) e determinano la lucentezza e l’iridescenza. In seguito ad uno stimolo esterno, una risposta ormonale o nervosa dell’animale provoca la contrazione o l’espansione delle cellule responsabili della colorazione, causandone una variazione più o meno rapida.  Possiamo distinguere:

  1. Colorazione aposemantica: molto vistosa di avvertimento, indica che l’animale è pericoloso, velenoso o cattivo da mangiare.
  2. Colorazione criptica: è una colorazione mimetica, che imita il più possibile l’ambiente circostante per nascondere l’animale ai predatori.
  3. Colorazione disruptiva o somatolitica: è costituita da strisce, barre o macchie che si alternano per confondere la vista del predatore e far perdere la continuità visiva del corpo dell’animale, particolarmente utile nella barriera corallina.
  4. Contro ombreggiatura: è tipica dei predatori pelagici, in cui il ventre è di colore chiaro mentre il dorso è scuro. Infatti, guardando dal basso verso la superficie, il ventre chiaro si confonde con l’acqua illuminata dal sole. Invece, guardando dall’alto verso il fondale, il dorso si confonde con il buio degli abissi.
  5. Cambiamenti di colorazione in fase riproduttiva: indica maturità sessuale, corteggiamento, difesa del territorio o aggressività.

Per quanto riguarda la forma del corpo:

  1. Forme irregolari: utili per confondersi nelle alghe, nei fondali rocciosi e su uno sfondo scabroso (cavalluccio marino e scorfano).
  2. Forma compressa dorso-ventralemente: tipica di pesci demersali che vivono sul fondale infossati nella sabbia (razza).
  3. Forma compressa lateralmente: nel caso di erbivori e predatori costieri che devono scivolare e guizzare rapidamente tra le alghe, le rocce e i coralli o di specie che vivono adagiate su un fianco (platessa e sogliola).
  4. Anguilliformi: corpi estremamente allungati tipici di animali che vivono in spazi ristretti tra le rocce (murena).
  5. Forma idrodinamica: tipica dei predatori pelagici che sono ottimi nuotatori e che usano la velocità per catturare le prede, (squalo e tonno).

Molte specie marine, ad esempio tra il phylum degli Cnidari, utilizzano il veleno per la cattura delle prede, mentre altre specie lo usano solo a scopo difensivo. In ogni caso, si tratta di sostanze molto complesse, di natura enzimatica, difficilmente isolabili e analizzabili farmacologicamente, che rappresentano le tossine più letali attualmente conosciute. Ne sono un esempio la tetradotossina del pesce palla e del pesce istrice, o la maculotossina del polpo dagli anelli blu (Hapalochlaena lunulata) che agiscono sul sistema nervoso e portano al blocco respiratorio e cardiaco.

Annunci

Informazioni su elenacosi

Insegnante di Scienze Naturali (Biologia, Chimica, Geologia, Astronomia) presso la scuola secondaria superiore
Questa voce è stata pubblicata in Biologia marina e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...