Ancora Thomas Mann del racconto “Cane e padrone” che parla di GABBIANI.

Ora è la volta di una stupenda descrizione del comportamento dei gabbiani, che potrebbe essere scambiata per quella di un etologo. In fondo, per poter descrivere, come uno scrittore, bisogna prima osservare fin nei più piccoli dettagli, come un etologo.

Nella natura dei gabbiani c’é qualcosa di selvaggio, di aspro, di squallido e malinconicamente monotono; li circonda un’atmosfera di stenti e di pirateria, mentre passano quasi tutta la giornata raccolti in schiere …… La caccia ai pesci, in cui molti si esercitano, non rende tanto da placare la loro gran fame vagabonda, e spesso devono accontentarsi di nauseanti rifiuti che strappano in volo dai canali e che trasportano in disparte coi becchi ricurvi. Non amano la riva. Ma, quando l’acqua è bassa, si radunano in folla sugli scogli che emergono dalla corrente, e li coprono di una massa bianca…….; ed è uno spettacolo magnifico vederli balzar su d’un tratto, gridando e levandosi in volo, appena Bauschan li minaccia attraverso il fiume, abbaiando dalla riva….. Bauschan non può raggiungerli, ma li investe con i suoi latrati……; quella voce li raggiunge, ed è anch’essa qualcosa di materiale, un assalto che li sconvolge, cui non sanno resistere a lungo. Tentano, restano fermi, ma un sussulto inquieto si propaga attraverso il loro brulichio; voltano la testa, prima l’uno poi l’altro, allargano a ogni buon conto le ali, e d’un tratto la massa compatta, simile a una nube biancastra da cui prorompono amare strida rassegnate, si alza fragorosamente in volo…..”

In effetti, quando eravamo in Galles abbiamo potuto osservare da vicino i gabbiani: il bianco del loro piumaggio, morbido e fitto, colpisce più di ogni altra cosa. Fino ad ora non avevamo mai parlato di uccelli marini, ma se desideriamo occuparci a tutto tondo dell’“ecosistema mare” dobbiamo includere numerosi organismi, non solo quelli che vivono costantemente immersi in acqua. I gabbiani, pur essendo uccelli di mare, vivono anche su grandi laghi o si cibano nell’entroterra. Gabbianisterne e becchi a cesoia appartengono all’ordine dei Caradriiformi, famiglia Laridae (Rafinesque, 1815)  che comprende una ventina di generi, ognuno con un numero variabile di specie (da 1 fino a 24/25 specie). La sottofamiglia Sterninae, raggruppa le sterne propriamente dette, mentre la sottofamiglia Larinae comprende i gabbiani. Alcune specie sono considerate Laridi basali e non hanno ancora una sistemazione certa.  La massa bianca di cui ricoprono gli scogli è il guano ed è costituito dai loro escrementi. Se ne trova in grande quantità su alcune isole e coste sudamericane, in particolare di Cile e Perù. Il guano è un potente concime organico; è composto da ossalato e urato d’ammonio, fosfati, un’alta concentrazione di nitrati, alcuni sali minerali e impurità. Si trova in commercio solitamente in forma granulare, tipicamente in soluzione; è particolarmente indicato come concime per la coltivazione dell’orto e del giardino. Camillo Benso conte di Cavour fu il primo ad importare il guano in Piemonte ed a utilizzarlo con successo nel Vercellese. Nel XIX secolo, prima dell’avvento dei fertilizzanti di sintesi chimica, fu una componente importante del commercio tra la sponda dell’Oceano Pacifico dell’America Meridionale e l’Europa, generando enorme ricchezza soprattutto in Perù, che godeva di un regime di quasi monopolio sul mercato mondiale dei fertilizzanti.

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Informazioni su elenacosi

Insegnante di Scienze Naturali (Biologia, Chimica, Geologia, Astronomia) presso la scuola secondaria superiore
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