Il Signore dei Coralli: J. E. N. “Charlie” Veron

J. E. N. Veron è stato direttore dell’Istituto australiano di Scienze Marine, ha esplorato le barriere coralline di mezzo mondo, scoperto e classificato circa un terzo dei coralli oggi noti e ha scritto interessanti monografie a riguardo. In pratica, è una autorità scientifica mondiale in fatto di coralli, proprio come Charles Darwin lo era riguardo ai Cirripedi.

Nel corso degli anni, durante il suo lavoro, ha assistito al crescente e preoccupante fenomeno dello sbiancamento e della morte dei coralli. In particolare, nel 1981-82, nel 1997-98 e nel 2001-2002 si sono verificati effetti globali di danni alle barriere coralline, sempre in concomitanza con un innalzamento delle temperature marine e collegati ai cicli climatici di el Niño. Quali sono i pericoli che minacciano la vita dei coralli?

  1. Cambiamento di temperatura. Il massimo evolutivo per le specie della Great Barrier Reef è 31°C. Se la temperatura aumenta di soli 2 o 3°C, le alghe simbionti dei coralli incrementano la fotosintesi e la quantità di ossigeno (O2) rilasciata raggiunge livelli tossici per i polipi. I coralli sono costretti ad espellere le alghe, che però normalmente forniscono nutrienti indispensabili. Il risultato è lo sbiancamento e la morte della colonia.
  2. Acidificazione delle acque marine. Durante una commovente e apocalittica conferenza tenuta a Londra qualche anno fa, J. E. N. Veron ha detto: “Immaginate la barriera corallina trasformata in una gigantesca compressa effervescente”. Infatti, gli scheletri del corallo sono costituiti di carbonato di calcio (CaCO3), insolubile in acqua. Tuttavia, l’anidride carbonica (CO2) dell’aria si combina con l’acqua (H2O) formando acido carbonico (H2CO3). Sebbene si tratti di un acido debole, è perfettamente in grado di trasformare il carbonato di calcio insolubile in un altro composto solubile, il bicarbonato di calcio [Ca(HCO3)2]. L’equilibrio della reazione completa [CO2 + H2O « H2CO3 + CaCO3 « Ca(HCO3)2], si modifica a seconda della pressione, della temperatura e della concentrazione di CO2. L’effetto è la vera e propria dissoluzione della barriera corallina.
  3. Predazione da parte della stella marina corona di spine (Acanthaster planci), la cui crescita è favorita dalla pesca intensiva che elimina i suoi predatori naturali e dall’inquinamento delle acque che favorisce la sopravvivenza delle larve.
  4. Variazione del livello del mare, dovuta a cicli di gelo e disgelo delle calotte polari.
  5. Cambiamento nel livello dei nutrienti e nella limpidità delle acque a causa degli apporti provenienti da terra, in particolare, dalle aree urbane, industriali e agricole.

È ovvio che i pericoli suddetti sono tutti direttamente collegati alle attività umane e alle variazione climatiche causate dalle emissioni di gas serra, come metano e anidride carbonica, derivate dall’uso dei combustibili fossili. La rigenerazione dei coralli è lenta ma possibile, ammesso che la frequenza e l’intensità delle alterazioni ambientali prodotte dall’uomo dia tregua alle povere creature.

Nel caso non fossimo interessati al destino delle barriere coralline o lo ritenessimo irrilevante per il nostro futuro, il Prof. Veron ci avvisa che anche il fitoplancton è sensibile alla acidificazione degli oceani. Si tratta di alghe microscopiche di cui si ciba lo zooplancton e questo, a sua volta, è la base alimentare di mole specie di pesci. Tutta la rete alimentare degli oceani potrebbe essere in pericolo e questo non è irrilevante per il nostro futuro. Domandatevi che fine farebbero i leoni senza l’erba della savana che nutre gazzelle, antilopi e gnu!

“Dobbiamo smettere – dice Veron – di pensare agli oceani come ad una entità inesauribile ed indistruttibile”.      

 Jen Veron Corals of the World veron

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Informazioni su elenacosi

Insegnante di Scienze Naturali (Biologia, Chimica, Geologia, Astronomia) presso la scuola secondaria superiore
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