Pinna nobilis e il bisso marino: “la seta del mare”

Pinna nobilis L. (Ordine Pterioida, Famiglia Pinnidae) è il più grande bivalve presente nel Mar Mediterraneo. Gli individui possono vivere più di 20 anni e raggiungere un metro di lunghezza, ma la dimensione media della conchiglia di un esemplare adulto è intorno ai 65 cm. Data l’estensione della conchiglia, alcuni organismi (alghe, briozoi, ascidie e spugne) si insediano sulla parte esterna del guscio. È un organismo sessile che vive fissato con la parte appuntita della sua conchiglia nella sabbia o nella roccia, spesso in mezzo alle praterie di Posidonia oceanica, da pochi metri fino a 40 m di profondità. È una specie minacciata dalla raccolta per il collezionismo ed è inserita nella lista rossa della Direttiva CITES 92/43/CEE (Direttiva Habitat) dell’Unione Europea e nei successivi aggiornamenti (Direttiva 2006/105/CE, Allegato IV – Specie animali e vegetali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa). È vietata la raccolta se non per scopi scientifici.

La Pinna nobilis si ancora al fondo del mare con fili sottili e robusti, gli stessi con cui si fabbrica il bisso marino. Il bisso è la stoffa più preziosa al mondo: quando è ripulita presenta un naturale color oro  ed era tessuta in passato, specialmente in Sardegna, per confezionare gli abiti di re e imperatori. A seguito della tutela della specie la lavorazione del bisso marino è quasi scomparsa del tutto. Inoltre, la sua lavorazione è lunga e difficile, eseguita secondo tradizioni antichissime quasi sacerdotali. Attualmente, esiste solo una donna in grado di tessere il bisso: Chiara Vigo, che vive in a Sant’Antioco (Sardegna). La sua storia é stata raccontata da Susanna Lavazza nel suo libro Dal buio alla luce, il bisso marino e Chiara Vigo.

Secondo Chiara Vigo il velo che è conservato a Manoppello (PE) e che raffigura il Volto Santo è di bisso marino. L’immagine ritratta sul velo è quello di un viso maschile con i capelli lunghi e la barba divisa a bande, ritenuto essere quello di Cristo. Secondo una tradizione, l’immagine è “acheropita“, cioè “non disegnata o dipinta da mano umana”, ed ha una caratteristica unica al mondo: è visibile identicamente da ambedue le parti. Questa reliquia di origine ignota giunse a Manoppello nel 1506. È tuttora conservata nell’omonimo Santuario del paese abruzzese, racchiusa tra due vetri in una cornice di noce fino dai primi del 1600, epoca in cui fu restaurata subendo il taglio di alcune parti laterali probabilmente danneggiate.

http://www.muschelseide.ch/it/projekt.html

Pinna nobilis L. e bisso marino ripulito, pettinato e utilizzato per la tessitura    pinna                      ByssusGold_600

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Informazioni su elenacosi

Insegnante di Scienze Naturali (Biologia, Chimica, Geologia, Astronomia) presso la scuola secondaria superiore
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