Ghiaccio Bollente

Era il soprannome dell’affascinante Grace Kelly, la protagonista di “Caccia al ladro” e di altri memorabili film, divenuta poi la Principessa Grace di Monaco e morta prematuramente in un tragico incidente di auto. Tra poco capirete perchè mi è venuto in mente questo titolo per parlare degli idrati di metano.

Si tratta di reticoli cristallini di acqua allo stato solido che racchiudono, come in una gabbia molecolare, gas metano. Sono presenti nei sedimenti delle profondità marine, dove le basse temperature e l’alta pressione conservano questa struttura. Circa l’1% degli idrati di metano è anche presente tra gli strati di permafrost ai poli. Nonostante la presenza dell’acqua, il metano li rende infiammabili. Immaginate una palla di neve avvolta dalle fiamme. Non si tratta del trucco di uno strabiliante mago: è semplicemente chimica.

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Sono riserve di idrocarburi quantitativamente paragonabili a tutte quelle terrestri, almeno secondo stime iniziali. Quindi potrebbero rappresentare una futura risorsa, ma secondo i geologi marini come Charlie Paull, potrebbero essere anche una futura minaccia. Infatti, il cambiamento climatico in atto sta facendo aumentare la temperatura di mari e oceani. Questo potrebbe far scongelare la gabbia di ghiaccio e liberare il metano che, dissolvendosi in acqua, finirebbe poi in atmosfera. Il pericolo non è da sottovalutare, dato che il metano, in qualità di gas serra, ha un potenziale venti volte superiore all’anidride carbonica. Inoltre, sembra che alcuni sedimenti di idrati di metano siano un vero e proprio tappo per giganteschi giacimenti sottomarini di petrolio e metano. E se ricordate il disastroso incidente del Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, immaginerete le conseguenze della rimozione di un “tappo” di quel tipo.

“Credo che non abbiamo una idea abbastanza chiara di che cosa significhi estrarli in modo appropriato sotto l’aspetto ambientale ” afferma Paull , che studia gli idrati fin dagli anni ’70 e sa bene che la loro natura è ingannevole e imprevedibile a causa della elevata instabilità. Si tratta di gas condensato pronto ad espandersi, anche molto rapidamente, al variare di uno solo dei parametri che ne consentono la prigionia. In realtà, alcuni batteri chemiotrofi sono in grado di consumare il metano come fonte di energia, quando si libera nelle profondità marine semplicemente per lo sfregamento di un pesce sulla superficie degli idrati. Poi, questi batteri alimentano una comunità di molluschi, artropodi ed altri invertebrati, che se ne cibano. Gli ecosistemi trovano sempre un loro equilibrio, fino a che non arriva l’uomo a perturbarlo pesantemente e irrimediabilmente.

  • www.mbari.org/expeditions/Northern13/Leg1/index_L1.htm.
  • Anthony K. W. (2010). Metano: la minaccia dal profondo. Le Scienze n. 498.
  • Ruppel C. D. (2013). Methane Hydrates and Contemporary Climate Change. Nature Education Knowledge Vol.3, n.10,articolo n.29.
  • Margonelli L. (2014). Ghiaccio insidioso. Le Scienze n.556.
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Informazioni su elenacosi

Insegnante di Scienze Naturali (Biologia, Chimica, Geologia, Astronomia) presso la scuola secondaria superiore
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