Un mare di plastica

I ricercatori del 5 Gyres Institute hanno effettuato 24 spedizioni marittime dal 2007 al 2013 toccando 1571 siti, tra cui i 5 grandi vortici (gyres) oceanici, le coste australiane, il Golfo del Bengala e il Mar Mediterraneo, per studiare l’inquinamento da plastica negli oceani.

I risultati di questo studio indicano tre principali criticità:

  1. La quantità della plastica in mare: miliardi di frammenti che ammontano a circa 270,000 tonnellate.
  2. La diffusione della plastica in mare: le correnti marine hanno ridistribuito i frammenti di plastica ad ogni latitudine, compresi i mari artici. Inoltre, il 92,3% di tutti campioni di acqua marina analizzati conteneva almeno un frammento di plastica. Quindi, la plastica ormai è diffusa ovunque, indipendentemente da chi o da dove ha avuto origine la dispersione.
  3. La scarsa presenza nei campioni di frammenti di dimensioni inferiori a circa 5 mm (microplastiche), che potrebbero essere penetrati nelle catene trofiche a partire dagli organismi filtratori per raggiungere pesci e organismi marini di dimensioni maggiori, attraverso il meccanismo di bioaccumulo e biomagnificazione. Dati precedenti (spedizione Malaspina, CNR Spagna 2010-2011) indicavano, in modo concorde, che il rapporto tra la quantità di microframmenti campionata e quella attesa, in base a stime fatte a tavolino, era di 1 a 100.

Non sono solo i microframmenti a preoccupare, ma anche i tappi o altri frammenti di maggiori dimensioni che gli uccelli marini inconsapevoli danno da mangiare ai nidiacei, uccidendoli. Oppure le buste di plastica che ondeggiano in acqua simili a meduse e vengono ingerite dalle tartarughe marine, soffocandole. Infine, i frammenti di plastica tendono ad accumulare sostanze nocive come i policlorobifenili, o a rilasciarne altre ugualmente tossiche come il cloruro di vinile, lo stirene e il bisfenolo-A. L’effetto di tale sostanze spazia dalla cancerogenesi alla alterazione della funzionalità del sistema endocrino e degli ormoni sessuali con effetti sulla fertilità.

Il Great Pacific Garbage Patch, un isola di plastica galleggiante scoperta da Charles Moore nel 1997 durante una regata nell’Oceano Pacifico, è un ammonimento che non possiamo ignorare. Il monito è: ridurre il consumo della plastica (zero packaging), riutilizzarla e riciclarla senza disperderla nell’ambiente. Il danno non è solo estetico e ambientale, ma anche sanitario. Prima o poi “ci rimangeremo” la plastica che abbiamo gettato.

Bibliografia

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Informazioni su elenacosi

Insegnante di Scienze Naturali (Biologia, Chimica, Geologia, Astronomia) presso la scuola secondaria superiore
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