Origine e caratteristiche del MARE MEDITERRANEO

Circa 200 milioni di anni fa, secondo la teoria proposta da Wegener e confermata da numerose prove geomorfologiche, paleoclimatiche e paleontologiche, tutte le terre emerse erano accorpate in un unico supercontinente (Pangea) ed erano circondate da un unico Oceano (Panatalassa). Tuttavia, in posizione centro-orientale, la Pangea si apriva in un Golfo triangolare, detto Tetide, che racchiudeva un mare relativamente poco profondo: il precursore del Mar Mediterraneo.

In una età compresa tra 150 e 135 milioni di anni circa, la comparsa della dorsale medio-atlantica separò le attuali Nord America e Sud America da Africa ed Europa, generando l’Oceano Atlantico e portando ad una suddivisione della Pantalassa e alla contemporanea formazione dell’Oceano Pacifico.

Infine, tra 45 e 15 milioni di anni fa, India, Antartide e Australia si separarono dall’Africa migrando verso le attuali posizioni e generando l’Oceano Indiano e il Mar Rosso.

Ma intanto, che cosa stava succedendo al futuro Mare Mediterraneo? La rotazione dell’attuale Africa determinò inizialmente la formazione di una sorta di enorme canale (Mar Mesogeo) che si estendeva dai Pirenei fino alla Anatolia e all’Himalaya, separando Eurasia e Africa e collegando la regione atlantica con quella indo-pacifica. La rotazione poi provocò la chiusura definitiva del Golfo Tetide ad Est e, intorno a 5,9 milioni di anni fa, la soglia di Gibilterra si sollevò oltre il livello del mare. In breve tempo il Mediterraneo diventò un mare chiuso che, non ricevendo più le acque degli Oceani confinanti, andò incontro ad un evento geologico catastrofico: le acque evaporarono quasi completamente con una conseguente crisi di salinità che determinò la morte di flora e fauna esistenti. La prova di tale teoria è data dalla presenza di rocce evaporitiche (gesso, anidrite e salgemma) interposte tra i sedimenti profondi sia precedenti sia successivi a tale epoca geologica. Nel Pliocene, (tra 5,3  e  2,6 milioni di anni fa) si aprì lo stretto di Gibilterra e le acque dell’Oceano Atlantico fluirono all’interno dell’ormai definitivo Mar Mediterraneo, consentendo l’immigrazione di specie animali e vegetali di origine atlantica che sostituirono quelle originarie degli ambienti tropicali indo-pacifici estinte durante la crisi di salinità.

pangea_mediterraneo

La storia del Mediterraneo non finisce qui: dove non arriva la natura, può arrivare l’uomo. Nel 1869 fu aperto il Canale di Suez, mettendo di nuovo in comunicazione il Mar Mediterraneo con l’Oceano Indiano attraverso il Mar Rosso e consentendo nuovamente l’immigrazione di specie tropicali. L’aumento di temperatura dei mari, provocato dai cambiamenti climatici, non può che favorire l’ingresso di “specie aliene” con potenziali gravi pericoli per le specie autoctone e la biodiversità.

Alcuni dati. Il nome Mediterraneo significa “entro le terre”. È collegato ad Ovest con l’Oceano Atlantico tramite lo stretto di Gibilterra (corrente oceanica superficiale in entrata nel Mediterraneo, corrente mediterranea profonda in uscita). È stato calcolato che, a causa della evaporazione, il livello del Mediterraneo si abbasserebbe di 1m/anno senza l’apporto delle acque atlantiche. È collegato, invece, ad Est al Mare di Marmara e al Mar Nero attraverso lo stretto del Bosforo e dei Dardanelli (corrente del Mar Nero superficiale in entrata nel Mediterraneo, corrente mediterraneo profonda in uscita). La profondità media è di 1600 m e la massima profondità corrisponde alla fossa di Matapan-Vavilov nel Mare Ionio orientale. È il mare interno più profondo e più giovane del pianeta, con marcate variazioni stagionali della temperatura delle acque superficiali (circa 11°C in inverno e 27°C in estate) con differenze tra il settore Nord Ovest e Sud Est del bacino.

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Informazioni su elenacosi

Insegnante di Scienze Naturali (Biologia, Chimica, Geologia, Astronomia) presso la scuola secondaria superiore
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