Biodiversità e Copepodi

La biodiversità consiste nella ricchezza e varietà delle forme viventi che coesistono in un dato habitat. La scomparsa di una o più specie causa non solo la perdita di biodiversità, ma anche la modifica dell’ecosistema nel suo complesso. L’ecosistema può in seguito raggiungere di nuovo una situazione di equilibrio, che però sarà sicuramente diversa da quella iniziale.

Gli scienziati sanno che l’estinzione locale o globale delle specie è un fenomeno naturale, che si è verificato molte volte nel corso della storia evolutiva degli organismi sul nostro Pianeta. Tuttavia l’attuale estinzione, causata dalla pressione esercitata dalle attività umane sugli ambienti naturali, è molto più veloce di quella naturale e necessita un’azione di controllo e gestione.

Questo ha innescato movimenti di conservazione della Natura, che spesso sono rivolti a salvare solo gli organismi “bandiera”, ossia quelli più belli e attraenti dal punto di vista emotivo per suscitare l’interesse dei media e dell’opinione pubblica. Invece, spesso sono le specie più semplici e poco attraenti, come i Copepodi, a sostenere la vita degli ecosistemi.

I Copepodi sono una sottoclasse di Crostacei suddivisi in dieci ordini, sei dei quali sono marini. Nell’ambito delle comunità pelagiche marine, i Copepodi rappresentano la componente numericamente dominante delle comunità mesozooplanctoniche (animali planctonici di taglia compresa tra 0.2 e 20 mm). Il ruolo dei Copepodi è fondamentale per i trasferimenti energetici dai produttori primari (fitoplancton) ai livelli superiori (consumatori secondari e predatori di vertice) delle complesse reti trofiche marine e, più in generale, per i flussi di materia ed energia lungo la colonna d’acqua.

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Copepode marino (www.naturamedietrraneo.org)

Recentemente, sta prendendo piede una nuova ottica di conservazione della Natura: preservare il numero totale di specie insieme al loro habitat, partendo dalle aree a maggiore biodiversità (biodiversity hot spot, come il Mediterraneo). Una conservazione complessiva consente di:

  • conservare le reti trofiche e garantire al sistema una maggiore capacità di resistenza/resilienza (recupero in seguito a) un’alterazione e una maggiore produttività e possibilità di riciclaggio delle sostanze organiche e inorganiche.
  • conservare le specie ignote presenti nell’habitat, che potrebbero scomparire ancora prima di essere state classificate. Tali specie potrebbero essere fonte di farmaci, geni per il miglioramento genetico animale e vegetale, nuovi materiali da utilizzare in ambito tessile, energetico ed edile.

Quindi, la loro perdita sottrarrebbe risorse future all’uomo stesso.

  • BOXSHALL G.A. & HALSEY S.H., 2004. An Introduction to Copepod Diversity. The Ray Society, London, pp. 966.
  • HUYS R. & BOXSHALL G.A., 1991. Copepod Evolution. The Ray Society, London, pp. 468.
  • RAZOULS C. & DURAND J., 1991. Inventaire des Copépodes planctoniques Méditerranéens. Vie Milieu 41: 73-77.
  • SCOTTO DI CARLO B., BOERO F., COSTANZO G., GERACI S., GHIRARDELLI E., GUGLIELMO L., MAZZOCCHI M.G., 1990. Letteratura sistematica di alcuni gruppi dello zooplancton. In: Metodi nell’Ecologia del Plancton Marino, Innamorati, M., Ferrari, I., Marino, D., Ribera d’Alacalà, M. Eds., Nova Thalassia, 11: 289-311.
  • TREGOUBOFF G. & ROSE M., 1957. Manuel de Planctonologie Méditerranéenne. Centre National de la Recherche Scientifique, Paris, Vol. I, pp. 587; Vol. II tav. I-CCVII
  • Mazzocchi M. G.,Di Capua I. COPEPODI PLANCTONICI / PLANKTONIC COPEPODS: CALANOIDA, CYCLOPOIDA, HARPACTICOIDA, MORMONILLOIDA, SIPHONOSTOMATOIDA Biol. Mar. Mediterr. (2010), 17 (suppl. 1): 420-431
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Informazioni su elenacosi

Insegnante di Scienze Naturali (Biologia, Chimica, Geologia, Astronomia) presso la scuola secondaria superiore
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