Risorse dal mare – PESCA

Le tipologie di pesca sono essenzialmente tre.

  1. Pesca su piccola scala effettuata con attrezzi e metodi artigianali da imbarcazioni di piccole e medie dimensioni, spesso per la sussistenza e a conduzione familiare, con catture multispecifiche, in siti diversi e seguendo la stagionalità delle specie.
  2. Pesca su larga scala realizzata con sistemi ad alta tecnologia che spaziano dall’uso di satelliti per localizzare i banchi di pesce a flotte di imbarcazioni adatte ad una prolungata permanenza nelle zone di pesca, comprendenti navi-fattoria che processano e immagazzinano direttamente in alto mare il pesce appena pescato. È una pesca industriale destinata alla commercializzazione su vasta scala, che di solito riguarda una o pochissime specie per gran parte dell’anno.
  3. Pesca sportiva, solitamente rivolta contro pesci di grandi dimensioni e di impatto non trascurabile.

Il pescato viene lavorato, distribuito e venduto in vari modi: fresco congelato, surgelato, in scatola, essiccato e salato, affumicato, marinato e sottoforma di bastoncini o farine.

Le principali aree di pesca sono costiere, poiché sono più ricche di nutrienti, hanno maggiore produttività e i fondali sono più bassi, consentendo la cattura di specie di fondo (bentoniche e demersali) o di quelle che vivono nella colonna d’acqua (pelagiche). La pesca in mare aperto, generalmente rivolta a specie migratorie e di grandi dimensioni, si concentra in zone appena oltre la piattaforma continentale e in zone di upwelling (correnti verticali di risalita dai fondali ricche di ossigeno e nutrienti). Particolarmente sfruttati sono l’Oceano Atlantico, Pacifico e il Mare Mediterraneo, mentre per ora lo sono di meno l’Oceano Indiano e i mari Atlantici.

Il Mediterraneo non è tra i mari più produttivi, ma le risorse della pesca (alieutiche) hanno un valore molto elevato a causa della qualità e varietà delle specie interessate. Recentemente è stata avviata una campagna commerciale per fare conoscere ai consumatori alcune specie poco sfruttate ma apprezzabili, complessivamente indicate con il termine di “pesce povero” (www.pescepovero.it). Infatti, diversificare l’offerta e la domanda consente di allentare la pressione predatoria sugli stock di pesce più comunemente utilizzato e prevenirne un eccessivo impoverimento. L’unico esempio di pesca industriale in Mediterraneo è rappresentato dalla pesca del tonno, che è regolamentata dalla ICCAT (Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno Atlantico e Mediterraneo), dato che si tratta di specie in pericolo.

Nell’Atlantico la pesca si concentra su tre principali gruppi di specie:

  • Aringhe e affini (sardine, acciughe, etc.) che spesso non sono usate direttamente per l’alimentazione umana, ma per la produzione di farine proteiche per la zootecnia e la maricoltura, oli di pesce, fertilizzanti e cibo in scatola per animali.
  • Merluzzo e affini (nasello, eglefino, etc.) su cui la pressione della pesca è così intensa da metterne in pericolo la futura sopravvivenza.
  • Tonni (tonnetto striato, tonno pinna gialla, tonno alalunga, tonno rosso) con specie di particolare pregio richieste dal mercato giapponese per la produzione di sushi e sashimi.

Inoltre, Carangidi (triglie, scorfani, sgombri), platesse, sogliole atlantiche e salmoni che rappresentano una minore quantità di pescato.

Una pesca sostenibile può durare indefinitamente solo se riusciamo a non alterare la dimensione della popolazione. Perciò il numero di pesci catturati non deve superare il numero di nuovi nati e deve essere garantita la cattura di pesci di precise dimensioni. In pratica, per mantenere un profitto adeguato e allo stesso tempo non mettere in pericolo la sopravvivenza delle popolazioni di pesce è necessario rimanere in un limitato intervallo della curva cattura/sforzo di pesca intorno al Maximum Sustainable Yield (MSY), evitando sia il sottosfruttamento sia il soprasfruttamento (overfishing). L’unica possibilità in tal senso è una stretta regolamentazione a livello nazionale e internazionale. Gli esseri umani tendono a dimenticare troppo spesso che devastare una risorsa può essere redditizio in un primo momento, ma alla lunga porta a danni irreparabili in termini ambientali ed economici.

Castro P., Huber M.E. (2011) Curatore edizione italiana: Roberto Sandulli, Giuseppe Giaccone, Angelo Tursi “Biologia Marina” McGraw-Hill.

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Informazioni su elenacosi

Insegnante di Scienze Naturali (Biologia, Chimica, Geologia, Astronomia) presso la scuola secondaria superiore
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