Levi Primo – Il Sistema Periodico – Einaudi 1975

Ogni anno a fine Gennaio, dalla Stazione di Santa Maria Novella a Firenze, parte il Treno della Memoria con a bordo studenti e insegnanti provenienti da tutta la Toscana. La meta è il campo di concentramento di Auschwitz, l’obiettivo è non dimenticare gli orrori e le ingiustizie della storia. Il viaggio è lungo e le opere di Primo Levi sarebbero la migliore compagnia per prepararsi alla verità. “Nel mondo reale gli armati esistono, costruiscono Auschwitz, e gli onesti ed inermi spianano loro la strada: perciò di Auschwitz deve rispondere ogni tedesco, anzi, ogni uomo, e dopo Auschwitz non è più lecito essere inermi.”

Chimico e scrittore, sopravvissuto alla terribile esperienza del lager nazista, ha raccontato con molte sfumature i suoi opprimenti ricordi prima che lo portassero al suicidio. In particolare, “Il Sistema Periodico” è una miscela di chimica, autobiografia e storia. Non si tratta di un trattato scientifico, ma del significato profondo che la chimica riveste per l’autore. “La chimica rappresentava una nuvola indefinita di potenze future … da quella nuvola attendevo la mia legge, l’ordine in me, attorno a me e nel mondo ”, era il suo rifugio da un mondo incomprensibile, disordinato e crudele.

Infatti, un mondo basato sulla razionalità della scienza ha valori universali ed è distante da giudizi e pregiudizi su etnie e religioni. In particolare, la chimica è la cosa più lontana dai regimi politici dittatoriali che vorrebbero tutti uguali e tutti sottomessi, è “l’elogio dell’impurezza che dà adito ai mutamenti, cioè alla vita. Perché la ruota giri, perché la vita viva, ci vogliono le impurezze e le impurezze delle impurezze. Ci vuole il diverso, il dissenso, il grano di sale e di senape…”. La materia e gli elementi sono legati a doppio filo alle esperienze, agli amici, alle ragazze e ai nemici, tutti tratteggiati in maniera essenziale, ma estremamente efficace. Ne è un esempio Alberto, il compagno di prigionia e maestro di vita, per il quale “la rinuncia, il pessimismo, lo sconforto erano abominevoli e colpevoli … e scoraggiarsi era dannoso, e quindi immorale, quasi indecente.”

Quando si è certi che sia stato commesso un crimine è naturale cercare il colpevole. Primo Levi lo ha trovato in ognuno di noi, ma ha suggerito anche come espiare la nostra colpa: la conoscenza e la memoria.

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Informazioni su elenacosi

Insegnante di Scienze Naturali (Biologia, Chimica, Geologia, Astronomia) presso la scuola secondaria superiore
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