Barbujani Guido, Cheli Pietro – Sono razzista, ma sto cercando di smettere – Editori Laterza 2008

Molti antropologi stanno cercando di ricostruire l’albero filogenetico di Homo sapiens, ossia il momento della nostra separazione evolutiva da un antenato in comune con gli altri Primati e la relazione di parentela tra le varie specie del genere Australopitecus e Homo. I giornalisti continuano a parlare erroneamente di “anello mancante”, ogni volta che viene scoperto un nuovo fossile antropomorfo. Tuttavia, il nostro è stato un percorso complesso, pieno di biforcazioni, e non una tranquilla lineare passeggiata verso “la perfezione dell’uomo bianco occidentale”, come si credeva prima di Darwin. Il nostro “cespuglio evolutivo” viene continuamente rimesso in discussione e rielaborato.

Sicuramente Homo sapiens è una specie di Primate, molto affine agli scimpanzé considerando una diversità genetica pari al 2%, che per migliaia di anni ha convissuto sul pianeta con altre specie dello stesso genere attualmente estinte (ricordiamo il monito di D. Morris, anche noi potremmo estinguerci!). Inoltre, “la paleontologia e la genetica indicano che siamo tutti discendenti di un unico gruppo, probabilmente piccolo, di Homo sapiens che intorno a 50.000 anni fa ha lasciato l’Africa spingendosi in Eurasia e poi nelle Americhe”.

Le popolazioni umane attualmente si sono molto  diversificate per l’aspetto (colore della pelle, forma e colore degli occhi, forma del naso, capelli, statura, corporatura etc.) la lingua, la mentalità, le abitudini e la cultura. Ma possiamo distinguere razze umane diverse?

Gli autori di questo utilissimo libro ci spiegano in modo chiaro e divertente che non è possibile. Da un punto di vista biologico, individui appartenenti a specie diverse non possono accoppiarsi oppure, anche se si accoppiano, generano una prole sterile. Tuttavia, “i neri con i gialli e con i bianchi si riproducono benissimo e, nei casi più fortunati, con reciproco godimento.”

Dimostrato che apparteniamo tutti alla stessa specie, gli autori smontano anche la possibilità che apparteniamo a razze diverse. Una razza comprende “organismi della stessa specie, di solito poco mobili e poco numerosi, che portano varianti diverse del DNA tipiche di territori diversi, separati da barriere geografiche o da grandi distanze”. Invece, nel nostro caso “l’espansione dall’Africa è stata così recente, la crescita della popolazione così rapida e gli scambi migratori così intensi che la nostra specie non ha mai sperimentata una situazione di isolamento”.“Dunque nell’uomo non ci sono razze biologiche”. (Livingstone F.B., On the Nonexistence of Human Races, in “Current Anthropology”, 1962, 3, pp.279-281.). Le differenze che osserviamo sono dovute solo a culture diverse e all’adattamento ad ambienti climatici diversi.

Se ancora non riuscite a smettere di essere razzisti per colpa “dei pregiudizi e del disagio o dello spavento che provate di fronte alla diversità e alla difficoltà di essere capiti e di capire”, allora vi consiglio di leggere questo libro molto simpatico e ricco di prove convincenti. Gli autori vi dimostreranno che “una società, che si difende tracciando confini tra i suoi membri e privando le minoranze dei diritti fondamentali, sembra difficile da far funzionare e in più, francamente, fa schifo.

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Informazioni su elenacosi

Insegnante di Scienze Naturali (Biologia, Chimica, Geologia, Astronomia) presso la scuola secondaria superiore
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