I pesci palla…non tutto il veleno viene per nuocere.

I Tetraodontidae sono una famiglia di pesci ossei comunemente detti pesce palla (pufferfish), appartenenti all’ordine Tetraodontiformes, come i pesci balestra (famiglia Balistidae). Sono morfologicamente simili ai pesci porcospino (famiglia Diodontidae, ordine Tetraodontiformes) che però hanno grandi spine visibili sul corpo anche quando il pesce non è gonfio. Al contrario, i pesci palla hanno spine piccole e nascoste che diventano visibili solo quando il pesce si rigonfia per difendersi, ingerendo acqua nello stomaco estremamente elastico. Il nome scientifico si riferisce a quattro grandi denti fusi in una placca superiore e inferiore, che sono usate per spezzare l’esoscheletro dei crostacei e la conchiglia dei molluschi di cui si nutrono.

La maggior parte delle specie sono tossiche a causa della presenza in alcuni organi e a volte anche nella pelle di una delle tossine più letali prodotte dai vertebrati, la tetrodotossina. Sono considerati una prelibatezza in Giappone, Corea e Cina, ma possono essere cucinati solo da chef che conoscono esattamente come trattare le carni per non avvelenare i propri clienti. Imprimere una spinta improvvisa con la coda, rigonfiare il corpo e spingere all’esterno le spine, produrre la tossina sono tutte forme di difesa necessarie a compensare la loro scarsa velocità nel nuoto. Ma non sono sufficienti,  alcuni squali e il pesce lucertola sono immuni al loro veleno. Inoltre, non tutti i pesci palla sono velenosi. Come è ovvio, mostrano vistose colorazioni aposemantiche per avvisare della loro inappetibilità e indigeribilità e possono cambiare colore in relazione all’ambiente circostante, come i camaleonti.

Arothron Caeruleopunctatus.JPGArothron caeruleopunctatus, Pesce palla dalle macchie blu Blue-spotted puffer fish (Tetraodontidae) (Photo Courtesy of Simone Tilli)

I risultati sperimentali di Veeruraj e colleghi (2016), che hanno isolato e identificato le tossine di Arothron stellatus, suggeriscono che tali sostanze sono concentrate prevalentemente nelle gonadi piuttosto che nel fegato e nei muscoli e che, come diceva Paracelso, la loro tossicità dipende dalla dose. Interessante è il fatto che questi ricercatori abbiano testato la tetrodotossina e i suoi analoghi come antitumorale, dimostrando che 4.0 μg/mL di tossina inibivano in modo efficace la proliferazione di cellule tumorali della cervice uterina.  Inoltre, Samidurai e Mathew (2013) hanno mostrato l’efficacia della tetrodotossina come insetticida, testandola su tre specie di Culicidae, ossia zanzare vettori di gravi patologie come la malaria.  Il loro lavoro contribuisce a ricordarci che il regno animale e vegetale produce sostanze che si rivelano un’interessante fonte di composti naturali bioattivi con possibili applicazioni in numerosi campi e che la perdita di biodiversità ci priva ogni anno di potenziali cure per gravi malattie e rimedi per problematiche ambientali.

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Informazioni su elenacosi

Insegnante di Scienze Naturali (Biologia, Chimica, Geologia, Astronomia) presso la scuola secondaria superiore
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